Evoluzione dei mercati e risposte inadeguate: il caso Netflix e sale cinematografiche

È notizia di queste ore l’intenzione – da parte del Ministro della Cultura Bonisoli (nominato in quota M5S) – di firmare una misura di legge che vincoli un film a essere proiettato in sala prima di poter comparire su una piattaforma di distribuzione online.
Sembra, eufemisticamente parlando, una misura ritagliata in modo da penalizzare la distribuzione di produzioni realizzate da grandi player digitali come Amazon e Netflix, tant’è vero che la misura sta raccogliendo numerosi attestati di gradimento dai gestori delle sale cinematografiche.

Questo provvedimento si inquadrerebbe in uno scenario in cui un altro autorevole ministro della Repubblica, Luigi Di Maio, ha affermato che per contrastare lo strapotere delle GDO, gli esercizi commerciali dovrebbero rispettare la chiusura domenicale, scatenando non poche polemiche.

Sono soluzioni efficaci? Io penso di no.
Credo che potranno dare – forse – qualche risultato nel breve termine ma che, nel medio-lungo termine, rappresenteranno anzi, un acceleratore per il predominio nel settore da parte dei grandi operatori.

Le misure protezionistiche di per sé non sono per forza negative. Possono rappresentare un modo, soprattutto se adottate per brevi periodi, per riequilibrare le condizioni di un sistema che si è fortemente squilibrato. Devono però essere affiancate da altre misure che rendano dinamico il mercato, promuovendo la concorrenza su più livelli e tra tutti gli attori.

Se queste invece vengono presentate come una soluzione, anziché come un accessorio, diventano un preoccupante indizio dell’incapacità di regolamentare il sistema.

Vent’anni fa era normale per chiunque uscire di casa, entrare in un Blockbuster, scegliere un VHS o un DVD e vederselo a casa. Questa narrazione è stata sconvolta da Netflix, dapprima sfruttando un intelligente sistema di corrispondenza, poi attraverso la velocità della rete internet.

Qualche anno fa, inoltre, sempre Netflix, ha iniziato ad auto-produrre lungometraggi e serie TV, in modo da accorciare la filiera e controllare meglio il rapporto con i propri abbonati, i costi, i profitti.
Al contempo ha potuto presentarsi con un diverso potere negoziale di fronte agli altri produttori e distributori.

Emerge uno schema, no? Alcuni player sono in grado di fare davvero quella che in gergo si chiama “disruption”.

Di fronte a questo genere di operatori, le misure protezionistiche non servono a nulla, se non a creare i presupposti per un nuovo dominio.
Vediamo perché, e mi azzardo in una previsione.

Prevedo che in breve tempo Netflix e Amazon acquisiranno una catena di sale cinematografiche e offriranno ai propri abbonati, magari senza nemmeno prevedere un profilo premium, ghiotte anteprime in sala.
In questo modo avranno sia bypassato la misura Bonisoli, sia presidiato un ulteriore canale dell’intrattenimento di cui sono già leader.

E tu, cosa pensi accadrà? Fammelo sapere nei commenti.

Mobike a Firenze.

Questo weekend sono stato a Firenze per assistere al Test Match di rugby tra Italia e Georgia (per la cronaca, meritata vittoria degli azzurri per 28-17).

Ho camminato molto, nella giornata di sabato, più di 10Km, quindi domenica mattina ho deciso di attivare un account Mobike e muovermi con una bicicletta.

L’esperienza, purtroppo, non è stata delle migliori: ho caricato 5€ sul mio account, ho cercato sulla mappa una bicicletta e mi sono avviato a prenderla. Arrivato alla bici ho usato il QRcode per aprire il lucchetto ma immediatamente l’app mi ha rimbalzato: “questa bici ha bisogno di manutenzione, scegline un’altra!”

Ok! Pazienza… ce n’è un’altra a poche decine di metri. La raggiungo.

La sblocco. Monto in sella pronto a partire, la catena è giù.

la bici ha il carter e l’operazione semplice di aggiustarla non è praticabile.

lo sblocco mi è costato un euro e nemmeno ho fatto una pedalata!

Apro una segnalazione. Nel momento in cui la inoltro, l’account viene congelato per sicurezza.

Morale della storia: ho fatto anche oggi i miei km a piedi, ho messo 5€ in un’app, ne ho speso uno, non ho usato alcuna bici.

Bene ma non benissimo.

 

Uno script Bash per verificare se un sito è online o meno

A volte chi offre l’hosting per un sito non mette a disposizione anche un sistema di monitoraggio per verificare che quel sito sia effettivamente online.
Il rischio è quello di ritrovarsi con il sito giù e non saperlo.

In questi casi può essere utile utilizzare uno script Bash che, da un’altra macchina, faccia una richiesta al sito in questione e ne verifichi la risposta HTTP.

L’altro giorno mi sono trovato in questa situazione e ho creato uno script, abbastanza rozzo per la verità, ma efficace.

In sostanza, usando cUrl, verifico che il sito risponda con un codice 200, che significa sostanzialmente che è correttamente online.

curl -s --head  --request GET $url | grep "HTTP/2 200" > /dev/null;

In caso contrario, viene mandata una email di notifica.

Ogni interrogazione, sia con esito positivo, sia con esito negativo, viene aggiunta a un log testuale. Easy.

A questo comportamento minimo di base ho aggiunto poi un ulteriore funzionalità: sfruttando l’autenticazione SSH con chiave pubblica (qui info su come fare login SSH senza password), lo script si collega alla macchina che ospita il sito e tenta un restart di Apache (qui info su come lanciare un comando da remoto), aspetta un periodo di tempo e rilancia il check.

Ovviamente per essere funzionale questo script deve essere aggiunto come cron job al crontab della macchina remota.
Qui un tutorial su Crontab: Setting Up Cron Job Using crontab
Io ho impostato un check ogni 5 minuti. Chi non è pratico con i cron jobs può aiutarsi con CronTab Guru.

Sicuramente lo script è migliorabile ma ho potuto verificare sul campo la sua efficacia.

Lo script è disponibile su Gist: visualizza lo script per monitorare se il tuo sito è online da un altro server

Si riparte

Riprendo a scrivere un diario dopo svariati anni.
Credo sia giusto farlo in questo momento della mia vita e spero di essere in grado di farlo con una certa costanza.
Per ora lo faccio in punta di piedi e mi do come obiettivo di scrivere qualcosa almeno due o tre volte a settimana.
Farò un primo bilancio a fine dicembre.